
L'architettura inizia con il gioco. Ispirato al Simbë, un gioco tradizionale senegalese, il progetto immagina una Casa dei Bambini dove movimento, curiosità e incontro danno forma alla vita quotidiana. I muri si estendono nel paesaggio, i cortili diventano luoghi di ritrovo e le aperture invitano i bambini a esplorare lo spazio con la stessa spontaneità del gioco.

Piuttosto che occupare il sito, il progetto vi si innesta delicatamente. Gli edifici incorniciano un cortile protetto, preservando al contempo il paesaggio circostante e permettendo alla natura di diventare parte attiva della vita di tutti i giorni.

Ogni funzione è autonoma, eppure mai isolata. Gli spazi dedicati all'apprendimento, alla salute, all'amministrazione e al gioco sono disposti attorno al cortile, favorendo incontri spontanei e permettendo al tempo stesso a ogni attività di svolgersi in modo indipendente.

L'architettura diventa lo sfondo della vita quotidiana. Spessi muri in terra, ampi spazi ombreggiati e luce naturale filtrata creano un'atmosfera in cui i bambini si muovono naturalmente tra interno ed esterno, tra apprendimento e gioco.

Il progetto nasce da un singolo modulo elementare. Ripetuta, adattata e combinata, ogni unità contribuisce a un sistema flessibile che può crescere nel tempo, preservando l'identità dell'intero insediamento.


Muri solidi e coperture leggere lavorano insieme per rispondere alle condizioni climatiche. L'architettura si affida all'ombra, alla ventilazione incrociata e alla massa termica piuttosto che agli impianti meccanici, trasformando le prestazioni ambientali in espressione architettonica.

La Casa dei Bambini non cerca di emergere rispetto al contesto circostante. Al contrario, vi appartiene. Attraverso forme semplici, materiali locali e spazi condivisi, l'architettura diventa un invito a riunirsi, a imparare e, soprattutto, a giocare.
